Lavorare sempre, anche in vacanza: è l’era della Workcation

Lavorare sempre, riposarsi mai.
Il vero lusso oggi, è poter restare offline. Almeno durante le vacanze.
E invece ci sono le email da controllare (e a cui rispondere), le notifiche continue sul telefono, la reperibilità da garantire, la ricerca disperata del wifi e il device sotto l’ombrellone in spiaggia.
Insomma, le ferie non sono più quelle di una volta.

Cos’è la Workcation?
La sindrome del nuovo millennio

Questa nuova condizione si chiama Workcation, ovvero Working on Vacation: lavorare anche in vacanza.
Lavorare sempre, non staccare mai del tutto, anche d’estate, anche durate le ferie: è questa la sindrome del nuovo millennio.

Non ci sono più le ferie di una volta

Un tempo, complice anche il minor sviluppo della tecnologia, una volta chiuso l’ufficio, lo studio, il negozio, la fabbrica o la scuola, la “porta professionale” veniva davvero lasciata alle spalle. Oggi invece è sempre più frequente dedicare parte delle proprie ferie al lavoro, o continuare a lavorare anche in vacanza, in spiaggia, in montagna, in aereo, senza concedersi mai un sano periodo di riposo che permetta di staccare la spina e fare il pieno di nuove energie.
La cosa più singolare è che tutto questo, oggi, sembra normale.

Sempre connessi

La Workcation (o Workation) rischia di essere una dipendenza che si aggiunge ad altre, è ad esempio un’evoluzione del Workaholism: fenomeno di cui soffriamo tutto l’anno, ovvero l’incapacità di separare la vita lavorativa da quella privata.
Secondo un sondaggio pubblicato su Washington Examiner: il 63% dei millennial, i nativi digitali, è produttivo anche in malattia, il 70% resta attivo anche nel weekend e il 32% lavora addirittura in bagno, mentre il 39% sarebbe disposto a lavorare persino in vacanza.

Complici anche, (ma non solo!), la tecnologia e la rivoluzione digitale, sembra impossibile ormai disconnettersi e sentirsi liberi di non pensare al lavoro per qualche giorno. Quindi, se il corpo va in vacanza, la testa no.

Il senso di colpa dell’andare in ferie

Il senso di colpa dell’andare in ferie (è assurdo, lo sappiamo, ma esiste), va trasformato: le vacanze devono essere un momento di riposo, di stacco dal mondo del lavoro, un’occasione per rigenerarsi e ricaricarsi.
“Bisogna ascoltare se stessi e i propri limiti per capire quando è arrivato il momento di staccare momentaneamente la spina per evitare un burnout mentale”, spiega la coach Marina Osnaghi.

Mandare in ferie Smartphone e PC

Ma la Workcation potrebbe avere anche lati positivi: ad esempio potrebbe permetterci di andare in ferie più spesso, così come avviene con lo Smartworking che consente di lavorare da qualsiasi posto e in qualunque momento, senza alcun vincolo, se non una connessione wifi.

Dovremo solo imparare ad adeguarci al cambiamento, a trarne gli aspetti positivi (che sono tanti), senza diventarne dipendenti o farci schiacciare.
Riuscendo a mandare in vacanza, ogni tanto, anche i nostri telefoni e pc.

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