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Il font giusto al post giusto
La polemica su Twitter che si è scatenata ieri intorno alla scelta infelice di usare il Comic Sans per la divulgazione della scoperta del CERN della particella di Dio, fa riflettere sull’importanza del font e su come scelte sbagliate possano influire sulla ricezione del messaggio.
Al di là del proprio gusto estetico, infatti, la scelta del font deve essere ragionata e subordinata alle intenzioni del testo, nonché al mezzo che si sceglie per comunicarlo. A chi verrebbe in mente di scrivere una tesi di laurea in Curlz? A nessuno (si spera). La maggior parte delle persone usa per documenti formali gli evergreen Times New Roman, Garamond e simili. Volendo però cambiare font, l’importante è trovarne uno che rispecchi la formalità del documento.
Con grazie o senza grazie? Sulla carta sempre meglio essere gentili. Meglio scegliere un font con le grazie: i tratti terminali delle lettere, infatti, guidano l’occhio del lettore, facilitando nella lettura. Sul monitor il discorso cambia e i font più leggibili si sono rivelati i bastoni (i caratteri, cioè, senza grazie, come il Verdana o l’Arial). Tuttavia, la piacevolezza di lettura di una pagina web deriva da una serie di fattori più ampia del font, che, magari, approfondiremo in un post successivo.
Nel messaggio pubblicitario ci si può (o meglio ci si deve) sbizzarrire di più. Ogni carattere (font) ha il suo carattere (indole) e comunica la personalità del prodotto pubblicizzato, proprio come accade per lo stile di abbigliamento. Ma il font deve anche comunicare con il target, quindi, come sempre, vale la regola di capire prima a chi ci rivolgiamo: all’uomo che non deve chiedere mai o alla gentil pulzella, alla casalinga di Voghera o alle gossip girls? Per ogni tipo di consumatore si può individuare un font più attrattivo. Dopotutto al font manca solo la parola!




